Edilizia Monumentale


Indice:
Museo della Città presso il complesso monumentale Sanpaolo - 11/03/2017
Restauro Villa Pisani - 11/05/2014











 
MUSEO DELLA CITTA' PRESSO IL COMPLESSO MONUMENTALE SAN PAOLO

   Inaugurazione Sabato 11 marzo 2017
Locandina dell'inaugurazione   
 
Lavori completati
La storia del museo inizia nel secolo scorso, quando nel 1956 la Curia monselicense vende la chiesa di san paolo all’ Amministrazione comunale con richiesta di farne un auditorium o di trasformarla in una istituzione culturale.
L’idea iniziale di utilizzarla come sala da musica viene presto abbandonata a causa della cattiva acquistica e inizia così un lungo periodo in cui si susseguono diversi progetti di valorizzazione.
E’ però solo grazie agli scavi condotti dalla Sopritendenza archeologica  a partire dal 2000, che riportano alla luce le preziose fondazioni della prima chiesa dell’ VIII secolo d.C. inglobate nell’edificio ecclesiastico settecentesco, che si decide di porre mano ad un progetto di musealizzazione del complesso architettonico di San Paolo.
Nel 2006 inizia una prima operazione di restauro cui fa seguito la realizzazione di rampe, passerelle e ascensori al fine di rendere quanto più accessibile l’area degli scavi.

Questi lavori sono l’occasione per interrogarsi sul futuro del complesso monumentale e sulla sua destinazione a Museo.

In quest’ottica l’Amministrazione comunale provvede al restauro di molti reperti provenienti dagli scavi condotti negli stessi anni nel Centro  Storico e nel territorio monselicense e abbozza un progetto di allestimento del piano terra e della soprastante Sala della Buona Morte che però non trova seguito.
La Chiesa di San paolo viene così aperta al pubblico grazie alla gestione dell’Associazione degli Amici dei Musei e utilizzata per esposizioni temporanee di artisti. Nel 2013 si presenta finalmente l’occasione per riprendere il progetto di musealizzazione del complesso. 
L’Amministrazione comunale, infatti, con una nuova idea progettuale, che si propone di valorizzare gli spazi del San Paolo trasformandolo in “Museo della Città”, accede al bando di finanziamento del GAL Patavino e ottiene un finanziamento di 100 mila euro con il quale realizza il primo stralcio dei lavori di allestimento.
Nel 2015, grazie ad un secondo finanziamento da parte della Provincia di Padova, l’Amministrazione pone mano al secondo stralcio del progetto, l’allestimento del piano terra con la collezione archeologica, e inizia la progettazione definitiva del terzo stralcio, che prevede l’allestimento della Sala della Buona Morte con le collezioni dal Medioevo ai nostri giorni. 
Ma veniamo a come sarà il Museo San Paolo, che verrà inaugurato e aperto al pubblico sabato 11 marzo 2017. 
Nella progettazione si è tenuto conto della particolare conformazione degli spazi, realizzati per scopi ben diversi, rispettando il contenitore e il suo significato con un allestimento non invasivo ma in grado di conferire valore all’edificio ecclesiastico, oltre a raccontare i settemila anni di storia di Monselice.
Si è inoltre cercato di realizzare un allestimento accessibile a tutti, sia sotto il profilo fisico che culturale, anche utilizzando forme di comunicazioni, quali audiovisivi e strumenti multimediali, in grado di emozionare e coinvolgere i visitatori. I contenuti sono racchiusi in due percorsi distinti e autonomi, se pur complementari: l’area degli scavi del Complesso monumentale di San Paolo e il Museo della Città.
Il percorso dell’area degli scavi, che si sviluppa sulla superficie occupata dalla prima chiesa dell’VIII  - IX sec. d.C. e sulla passerella sovrastante, racconta al visitatore la storia delle diverse fasi di sviluppo architettonico della Chiesa, dall’alto Medioevo al  Settecento, degli affreschi che ancor oggi ne abbelliscono le pareti e degli scavi archeologici svolti all’interno e all’esterno dell’edificio.
L’allestimento comprende pannelli didascalici ed espositori che permettono di apprezzare alcuni tra i materiali più significativi rinvenuti negli scavi effettuati nell’area Chiesa.
Il percorso del Museo della Città, che si snoda attraverso l’abside della navata laterale, la sacrestia, l’abside maggiore e la Sala della Buona Morte, segue un ordinamento cronologico-tematico e consente al visitatore di apprezzare le trasformazioni del territorio monselicense e la sua storia, attraverso un excursus che dalla preistoria giunge ai nostri giorni.
L’allestimento dei reperti esposti comprende, oltre a un video emozionale posto nella prima sala, che introduce il visitatore nella storia della città, pannelli didascalici ed espositivi e vetrine espositive realizzate su misura. Attualmente il percorso si conclude nell’abside maggiore e permette di ammirare importanti reperti databili tra il Neolitco e l’età Romana.

Nascita di un Museo
Nel 1948 la Chiesa di San Paolo, seppur in pessime condizioni, era ancora adibita a luogo di culto. Solo alcuni anni più tardi, nel 1956, quando è ormai certa la costruzione del nuovo Duomo, essa viene svuotata dei suoi altari, delle tombe custodite sotto la pavimentazione e di ogni arredo sacro e venduta al Comune con la raccomandazione di destinarla a scopi culturali.
L’amministrazione comunale decide di utilizzarla come Auditorium e provvede al consolidamento della facciata, al rifacimento di alcuni tratti di muratura e alla sistemazione del pavimento. Nonostante l’applicazione di pannelli di correzione, però, l’edificio risulta avere una cattiva acustica e dopo qualche anno viene abbandonato. Nel corso dei cinquant’anni successivi si susseguono molti progetti di restauro e valorizzazione della Chiesa e delle sue adiacenze, ma la vera svolta si ha nel 2000, quando grazie agli scavi condotti dalla Soprintendenza archeologica vengono definitivamente messe in luce le strutture primitive della chiesa, risalenti all’alto-medioevo, e si consolidano le conoscenze sulla storia della città.

Tra il 2002 e il 2008, infatti, diversi cantieri archeologici, frutto di interventi di emergenza, condotti sia in centro città che nel territorio circostante, permettono di ricostruire l’evoluzione e le peculiarità dell’insediamento di Monselice dall’età neolitica fino all’alto-medioevo e oltre. I tempi sono ormai maturi perché Monselice abbia un proprio Museo per custodire l’importante patrimonio archeologico e storico-artistico della città, ma soprattutto per contribuire a mantenerne vive la cultura, l’identità, le tradizioni.

Nel 2006 l’Amministrazione comunale provvede al restauro della Chiesa e al suo parziale allestimento, rendendola completamente accessibile grazie alla costruzione dell’ascensore e a un sistema di passerelle e montacarichi e nel 2013, grazie a un finanziamento del GAL Patavino decide di rimettere mano all’allestimento e di trasformare San Paolo nel Museo della Città.

Attualmente è stato ultimato il primo dei tre stralci previsti dal progetto definitivo, grazie al quale si è provveduto alla sostituzione della vecchia illuminazione con un sistema a led, si è dotato il Museo di un impianto audio e wi-fi, sono stati realizzati il sito internet, alcuni pannelli informativi e un audiovisivo.  E’ stato inoltre completato parte del secondo stralcio con un importante intervento di deumidificazione del complesso monumentale, fondamentale al fine di ripristinare le condizioni di umidità ideali per accogliere le collezioni museali, ivi compreso il prezioso affresco duecentesco raffigurante San Francesco, ricollocato nella cripta lo scorso febbraio. Nel corso del 2016 si prevede di terminare l’allestimento delle sale dedicate a ospitare i bellissimi reperti archeologici che raccontano la storia più antica della città, dalla preistoria alla fine dell’età romana. Con il terzo stralcio, infine, verrà completato il percorso espositivo con l’allestimento della Sala della Buona Morte che documenterà la storia della città dal Medioevo ai nostri giorni.

Il progetto
Il Progetto scientifico del Complesso monumentale di San Paolo, affidato dal Comune di Monselice alla dott.ssa Simonetta Pirredda, collaboratore dell’Università di Padova, ha come obiettivo la valorizzazione dell’ex chiesa di San Paolo, con le sue molteplici fasi edilizie, e al tempo stesso della millenaria storia della città di Monselice. Come? Grazie a un doppio percorso di visita che permetterà di valorizzare l’area archeologica custodita all’interno del Complesso e di dar vita a un Museo della Città, un polo culturale in cui la comunità cittadina si riconosca, che ne rispecchi l’identità e soprattutto ne interpreti le aspirazioni. Un’istituzione attiva nella conservazione, creazione e diffusione di conoscenza, ma anche un punto di partenza per la scoperta del territorio euganeo e delle sue molteplici risorse storico-artistiche, paesaggistiche, enogastronomiche e immateriali.
 
L’approccio museologico scelto è quello della conoscenza multisensoriale attiva, capace di accompagnare il visitatore di ogni età in un viaggio alla scoperta della storia di Monselice dalla Preistoria ai nostri giorni.Un viaggio che sorprende fin dai primi passi, perché la macchina del tempo utilizzata non è un contenitore qualsiasi, ma una delle Chiese più antiche e nobili della città.Un viaggio che si snoda in due percorsi successivi, il Museo della Città e l’area degli scavi dell’ex Chiesa di San Paolo, in cui ciascun visitatore si sente attore più che spettatore, dove i reperti e l’allestimento appagano la curiosità e stimolano interesse per la tappa successiva.
 
I reperti sono valorizzati da percorsi e temi che ne esaltano la funzione di "oggetti narranti" delle diverse storie della città. L’allestimento suggerisce ovunque la relazione tra città e paesaggio circostante: valorizza il legame diretto con il territorio invitando il visitatore a guardare fuori dalle finestre e ricostruisce un legame indiretto grazie a un uso particolare di forme e immagini, laddove questo non sia possibile per ragioni logistiche.
 
Un Museo per tutti, accessibile sotto il profilo fisico, culturale e on line.
 
L’accessibilità fisica è stata garantita già dal 2006 con la prima fase di restauro e allestimento della Chiesa: passerelle, rampe, piattaforme elevatrici e ascensore garantiscono infatti di entrare e spostarsi agevolmente all’interno della Chiesa e del Museo.
 
L’accessibilità culturale e l’accessibilità on line sono invece gli obiettivi del completamento del progetto di allestimento dell’area degli scavi del Complesso monumentale di San Paolo e dell’allestimento del Museo della Città.
 
L’accessibilità culturale è assicurata da una comunicazione attiva, a più livelli e in più lingue, che consente la percezione immediata di percorsi, temi e significati fondamentali e contestualmente fornisce strumenti di approfondimento diversi (pannelli, schede mobili, audiovisivi, postazioni interattive, app per mobile device) per diverse tipologie di visitatori: residenti e turisti, famiglie, scolaresche, gruppi organizzati, visitatori individuali.
 
L’accessibilità on line è resa possibile da un sito internet costruito secondo i principi dell’interazione/interrelazione con i pubblici, oltre che vetrina web del museo.
 
I contenuti sono racchiusi in due percorsi distinti e autonomi, seppur complementari: l’area degli scavi del Complesso monumentale di San Paolo, alla cui storia sono dedicate l’area occupata dalla prima chiesa dell’VIII-IX sec. d.C. e l’area degli scavi, alla destra dell’ingresso, e il Museo della Città che si snoda attraverso l’abside della navata laterale, la sacrestia, l’abside maggiore e la Sala della Buona Morte.
 
Il percorso dell’area degli scavi del Complesso monumentale di San Paolo, racconta al visitatore la storia delle diverse fasi di sviluppo architettonico della Chiesa, dall’alto Medioevo al Settecento, degli affreschi che ancor oggi ne abbelliscono le pareti, ma anche degli scavi archeologici svolti all’interno e all’esterno dell’edificio, del restauro e dei progetti di valorizzazione.
 
Il percorso del Museo della Città, che segue un ordinamento cronologico-tematico, permette al visitatore di apprezzare le trasformazioni del territorio monselicense e la sua storia sociale ed economica, attraverso un excursus che dall’età preromana e romana si snoda attraverso il Medioevo e la dominazione veneziana, il governo austriaco, i conflitti mondiali e il dopoguerra per giungere ai nostri giorni e ad un futuro che la vede tra gli attrattori turistici del territorio euganeo.
L’impianto museografico si sviluppa su più livelli: l’area degli scavi e l’area soprastante gli scavi, il piano della chiesa e la sala della Buona Morte, con la saletta attigua.
L’area della chiesa è suddivisa in più aree funzionali: area dell’accoglienza e del Museum-shop (navata laterale), sala proiezione video (abside piccola), area espositiva (sacrestia/campanile e abside maggiore).
La Sala della Buona Morte è anch’essa suddivisa in tre aree funzionali: un’area espositiva (fino all’altezza della prima finestra del lato Nord), un’area attrezzata per laboratori e didattica (fino all’altezza della seconda finestra sul lato Nord) e un’area espositiva dedicata alle esposizioni temporanee. Quest’ultima occupa il settore prospiciente l’ascensore, in modo tale da consentire un accesso diretto a quanti abbiano già visitato il Museo. L’area espositiva continua nel piccolo ambiente posto di fronte alla Sala della Buona Morte.
L’area degli scavi e l’area soprastante gli scavi: aree espositive.
 




 
L’ISTITUTO REGIONALE PER LE VILLE VENETE HA CONFERITO MENZIONE DI MERITO
PER LA CONSERVAZIONE E VALORIZZAZIONE DI VILLA PISANI

   Inaugurazione lavori di restauro 11 maggio 2014

Lavori completati
Il recupero di Villa Pisani ha portato al Comune di Monselice un prestigioso riconoscimento. Si tratta del conferimento “MENZIONE DI MERITO” attribuito al Comune di Monselice per l’impegno che ha profuso nella riqualificazione di VILLA PISANI destinata a funzioni di particolare connotazione sociale e per l’attenzione prestata al tema dell’accessibilità e al contesto paesaggistico di riferimento. La menzione s’inserisce all’interno del “Premio Villa Veneta 2015”, realizzato dall’Istituto Regionale Ville Venete e giunto alla nona edizione. 

“E’ stata una piacevole sorpresa – ha commentato il sindaco di Monselice Francesco Lunghi - questo dimostra che l’Amministrazione Comunale ha lavorato bene e ha restituito alla cittadinanza e alle generazioni future un ulteriore edificio storico di inestimabile valore architettonico”

L’assessore ai Lavori Pubblici Andrea Tasinato dichiara: “Siamo davvero entusiasti di questa menzione. Giunge a dimostrazione che ogni operazione intrapresa dal progetto di recupero, redatto dell’arch. Giorgio Galeazzo di Padova, è stata portata a termine con successo: dalla sistemazione del tetto al rifacimento delle facciate fino al restauro dei meravigliosi affreschi, che presentavano gravi scalfitture a causa dell’intonaco che li ricoprivano e alla realizzazione dell’ascensore esterno che permettere a tutti di accedere al primo piano. 

Pure l’assessore alla Cultura e al Turismo Gianni Mamprin esprime: “soddisfazione per il recupero dell’edificio che è stato destinato a centro espositivo e culturale. Il recupero è stato possibile grazie all’Intesa Programmatica d’Area (IPA) della “Bassa Padovana” presieduta dalla Provincia di Padova che ha attuato gli adempimenti necessari per la presentazione del progetto alla Regione Veneto per il  finanziamento delle opere. La Regione Veneto ha finanziato il progetto per 880 mila euro su 1.227.000 mila euro di lavori. Grazie alla Soprintendenza alle Belle Arti e Paesaggio che ha sovrinteso l’esecuzione del restauro, le ditte appaltatrici e il meticoloso e complesso lavoro degli uffici comunali, oggi noi possiamo ammirare gli affreschi riportati allo splendore originario.

In realtà l’edificio di Villa Pisani-Serena costituisce uno degli esempi più significativi dell’eredità veneziana con Ca’Marcello e il complesso santuariale di Villa Duodo, una delle passeggiate più affascinante dei Colli Euganei. Anche dal punto di vista artistico esso si propone all’attenzione dei concittadini e dei numerosi turisti che ormai frequentano la Città della Rocca. 

Infatti gli “affreschi di Villa Pisani, documentata già nel 1566 nella - condizione di redecima-  di Francesco Pisani lungo il canale che collegava Padova ai centri della Bassa, costituiscono un interessante episodio nella storia dei frescanti di scuola veronesiana attivi dopo l’impresa del maestro in villa Barbaro a Maser. Si ispira infatti a Paolo Caliari detto il Veronese sia lo schema decorativo sia la scelta dei soggetti: particolarmente felici i grandi paesaggi che si offrono al di là della finta loggia al piano nobile, vicini a quelli dell’illustre modello per elementi costitutivi e modalità di esecuzione. Si veda, ad esempio la veduta con la rovina di anfiteatro ricoperta di frasche, realizzate con delicati tocchi di pennello, mentre in secondo piano spiccano un tempio ispirato al Pantheon e la Meta Romuli. Prossimo ai paesaggi presenti a Maser (non si esclude il probabile impiego delle medesime fonti incisorie, minimamente varianti) è quello che si staglia sulla parete lunga di destra, ove un albero a fronde rade funge da quinta prospettica per la veduta retrostante, caratterizzata dal monumentale edifico colonnato e dal corso di un fiume a cascatelle. Il committente di gran parte del cielo fu con ogni probabilità il Francesco Pisani costruttore della villa palladiana di Montagnana. 
Per quanto “la piccola casa” di Monselice non rivestisse agli occhi del patrizio la stessa importanza di quest’ultima, è verosimile che prima della morte (1567) Pisani promuovesse l’esecuzione di almeno una parte della decorazione interna d’una residenza nella quale era uso fare tappa sulla strada del trasferimento a Montagnana. Quasi certamente in relazione con Paolo Veronese (al quale aveva commissionato la pala del duomo di Montagnana), Pisani avrebbe potuto rivolgersi a Caliari in vista del nuovo progetto, venendo poi dirottato verso maestranze attive nell’orbita del grande maestro. Corrispondenze non casuali tra le figure allegoriche nella villa Di Rovero a Caerano di San Marco e quelle affrescate nel salone al piano nobile dimostrando la quasi sovrapposizione dei due cicli e l’utilizzo di medesimi prototipi (si vedano le torsioni e certi particolari morelliani come le caviglie e i volti). In ogni modo, è la fattura dei particolari decorativi a dimostrare una comune cifra stilistica. Rispetto alla semplificata impaginazione della villa trevigiana, a Monselice appare maggiormente sviluppata la ricerca di artifici ed effetti illusivi, in relazione con Maser, ma anche con l’apparato pittorico dispiegato nella navata della chiesa veneziana di San Sebastiano, al punto che certi effetti teatrali, come logge che con erme che traforano le pareti lunghe nel salone  al piano terra, si mostrano più sensibili a quest’ultima impresa veronesiana. Le stanze affrescate che si aprono oltre il salone passante del pi  ano nobile sono datate invece attorno al 1580 e attribuite in via ipotetica a Benedetto Caliari, fratello di Paolo, con aiuti”.
(scheda tratta da G. Ravanello – V. Mancini, Gli affreschi nelle ville venete. Il Cinquecento, Marsilio ed. 2009, p. 364-67)


Dopo l’acquisto della Villa da parte del Comune, negli anni post bellici è stata utilizzata come sede dell’attesa scuola media, prima che nuovi e moderni edifici venissero incontro alle aumentate esigenze di scolarizzazione ed ora, dopo il felice restauro e l’inaugurazione avvenuta domenica 11 maggio 2014, si propone come una tessera insostituibile del prestigioso patrimonio monumentale accanto al rinato Palazzo della Loggetta.

   Investimento di 1.227.000,00 €uro
di cui:
Finanziati dalla Regione Veneto 880.000,00 €uro
Investiti dal Comune di Monselice 347.000,00 €uro


 
     
 



 



 
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